#Sanremo e gli avvoltoi di Twitter


Ieri ho guardato Sanremo. E’ colpa di Twitter. Era impossibile stare su Twitter senza guardarlo: ne parlavano tutti. Ma sono una vittima innocente. Quest’anno giuro che non lo avrei visto per davvero -non come tutti i febbrai della mia vita dall’età di 5 anni.
Sanremo è Sanremo ed è lo show perfetto per esser linciato in diretta su Twitter: eccessivo, pretenzioso e fatto male. Una corazzata che fa acqua da tutte le parti, il Superbowl dei poveri, la Corrida di Corrado. Mi sono fatta delle risate genuine.
Il giorno dopo però ho ripensato alle cose che avevo scritto, alle cose che avevo retwittato. Nella mia vita c’è spazio per gravi pensieri. Mi sono messa una mano sulla coscienza. Chi è senza peccato scagli il primo retweet.
C’è qualcosa di inevitabilmente triste in questa gara alla polemica facile e credo di sapere cos’è. Twitter non è un mezzo neutro. Fomenta un certo cinismo sottile, uno snobismo in differita, l’astio tipico di chi si annoia, appena ricoperto da una patina brillantina di umorismo scadente.
La verità è che Twitter ci trasforma in avvoltoi. Si volteggia in cerchio avidamente, cercando di abbattersi per primi sulla balbuzie di Morandi, sullo sconnesso italiano di Ivana/Ivanka (per inciso: l’unica valletta al mondo in grado di far rimpiangere Belen-Canalis), sulle stonature asinine di Shaggy e sulla tristezza del duetto Brian May – figlia di Zucchero. L’istantaneità della condivisione va a scapito della moderazione. Produce battute spassose ma sacrifica la riflessione. E’ un po’ troppo facile unirsi alla folla inferocita. Le critiche e i commenti negativi superavano quelli positivi di 99 a 1.
Mi chiedo: ma era così, una volta, quando lo si commentava l’indomani? Forse la notte portava consiglio. Non che il giorno dopo sembrasse un bello spettacolo, ma certe vane sottigliezze cadevano dove era giusto che cadessero: nel dimenticatoio.
Alla gara a chi twitta cattiverie per primo si aggiunge il Festival del Retweet. Farsi retwittare molte volte è una vittoria morale e parallela. Ovviamente sono privilegiate le twitstar con moltissimi followers, specie quelle che il giorno prima s’erano trincerate dietro cancelletti sbarratissimi tipo #noncesanremo. Sanno che il giorno successivo compariranno mappe dei retweet (come questa bellissima di Vincos) e articoli in cui saranno riportati i tweet più retwittati, insieme al nome dell’autore. Insomma, le twitstar di oggi non sono molto diverse dall’opinionista snob di ieri: quello che sedeva imbronciato in un angolo a parlar male della tv, in tv.
E guai a chi plagia le battute altrui 12 secondi più tardi. Perchè le battute mediocri sono come la teoria delle stringhe: troppo poco intuitive per scaturire spontaneamente.
Pignoleria e cinismo. Se non altro il Festival quest’anno avrà confermato una mia teoria: i social hanno il successo che hanno anche perchè fanno leva sui nostri istinti peggiori.

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