Internet e la risurrezione delle buone maniere

Ho scritto un post, qua sotto. Parlava di come sul web siamo tutti più coraggiosi, e più maleducati.
Poi, ho soppesato l’altra faccia della medaglia.
Selvaggia Lucarelli ha scritto un articolo su Libero su Sara Tommasi, sostenendo che la ragazza ha bisogno di aiuto. Poi, sul suo Facebook, ha postato il tweet idiota di un tipo che riporto tal quale:

La cosa che più mi è piaciuta, e mi ha fatto riflettere, è stata questo commento della Lucarelli:

Il sacro terrore del pubblico ludibrio.
Chissà che non sia questo, a salvarci.
Chissà che non si ridiventi tutti più cauti, più attenti a quello che si scrive, più riflessivi e, in sostanza, più educati.
Come sappiamo, la rete non perdona.
Quello che si scrive rimane lì. E circola. Impossibile tornare indietro, se non scusandosi.
E se anche fosse solo la paura del giudizio altrui a spingerci ad agire bene e a pensare prima di scrivere, non sarebbe una cosa da poco.
Non c’era una massima del tipo “Cura i tuoi pensieri perchè diventeranno le tue azioni, e cura le tue azioni perchè diventeranno il tuo carattere”?
Ma sto diventando troppo moralista. Devo smetterla di rileggere Jane Austen.

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Celebrities e Social Media: intervista a Margareth Madè

L’argomento dei VIP su Twitter solleva sempre polveroni.
Quello che molti sembrano proprio non digerire è che qualcuno, già famoso nella vita offline, si ritrovi un oceano di followers appena fa la sua comparsa su Twitter, mentre loro, che sono espertoni del mezzo, è da anni che lottano per conquistarsene uno alla volta. Come se il successo su Twitter fosse correlato alla capacità di utilizzo dello stesso (e chissà mai che capacità ci vorranno, tra l’altro). E tralasciamo le polemiche sui famosi che si comprano followers da società specializzate, eccetera.
Per fare un po’ di chiarezza ho deciso di inaugurare una rubrica a cadenza totalmente casuale, che indaghera’ il rapporto coi social di alcune celebrities. Questa sera, all’evento Fuorisalone Sicis, ho intervistato l’attrice Margareth Madè, una donna di una bellezza talmente sfolgorante da ridimensionare all’istante qualsiasi autostima, soprattutto la mia.

• Com’è il tuo rapporto con il web?
Sono sempre connessa, ormai è inevitabile. Ho un iPhone, lo utilizzo più per mandare email che per telefonare, e un iPad. L’iPad è utilissimo, lo uso spesso in viaggio, per leggere le sceneggiature.

• Cosa pensi dei social network? Ho visto che hai una pagina Facebook…
Esatto, ho una pagina ufficiale che viene gestita soprattutto da un amministratore. Ogni tanto vado a dare un’occhiata, ma poi lo lascio fare. Preferisco così. Facebook è un’invenzione geniale, mi piace perchè ti permette di rimanere in contatto con tutto il mondo, anzi: di avere il mondo a casa. Ma d’altra parte è importante il contatto vero, fisico, stringersi la mano. Conosco tante persone che passano troppo tempo su Facebook: lì sono pieni di amici, ma non li vedono mai.

• Tu invece non ci vai spesso?
Non ne faccio un uso quotidiano, direi più settimanale o mensile.

• Di Twitter invece che pensi? E’ molto trendy, oggi, tra voi celebrities.
Non ho un account Twitter, ma l’idea mi piace molto. Perchè rivaluta la parola scritta, il mandare dei messaggi. E’ bella la parola scritta. Occasionalmente ricevo dai fan della posta cartacea e mi piace aprire la busta, rispondere, spedire…Twitter, per una celebrity, è lo stesso: è bello che ci sia uno strumento per creare un contatto con persone che apprezzano quello che fai e che ti stimano.

• Quindi ti vedremo presto su Twitter?
Sto pensando di aprire un account, ma mi farei aiutare da un amministratore. Non per negligenza, ma per carattere: non fa per me stare attaccata a un social e invece mi piacerebbe starci dietro al 100%, avere un dialogo quotidiano.

5 Paranoie causate dai social media di cui avremmo fatto volentieri a meno

1 – Il Twitter Killer.

Molte paranoie generate da Twitter sono legate al rapporto distonico coi followers, o meglio: col numero di followers. Tra le più celebri, “Twitter mi toglie le persone che seguo” e, specularmente, “Twitter si mangia i miei followers a loro insaputa”. Ansie che ormai, grazie anche a mezze ammissioni dello stesso Twitter, sconfinano nella dietrologia.
La paranoia del Twitter Killer, però, è roba più raffinata. Chi ne è vittima infatti arriva a credere che esista qualcuno di talmente invidioso da defollowarci di proposito per impedirci di raggiungere la cifra tonda. Sei a un passo dai 1000? Dai 10.000? Dai 10? Se non riesci ad arrivarci è perchè un Twitter Killer ti sta tenendo d’occhio, pronto a spararti il suo defollow come un Clint Eastwood meno buono (lui almeno sparava per farti precipitare dalla forca). Si ignora se, in un momento successivo, il Twitter Killer ti rifollowi o se sia perduto per sempre.
Ora, io voglio sperare che certe paranoie restino confinate in una zona d’ombra della nostra mente dalla quale possano uscire solo coprendosi di ridicolo, e che non esista nessuno che creda seriamente all’esistenza del Twitter Killer; e soprattutto non ci voglio credere io. Perchè se esistesse, sarebbe veramente il più preoccupante degli esseri umani. Forse ancora più preoccupante di chi manda email da un pc e in coda alla mail scrive “Inviato da iPad”.


2 – La Sindrome da Primo Retweet (o Paranoia della Voce nel Deserto).

La paura di parlare da soli è l’incubo peggiore di molti utilizzatori di social media, che vivono in perenne ansia di smentita. Essi desiderano suscitare partecipazione, commenti, dibattito – lasciare insomma una traccia, che per gli altri utenti è spesso simpatica e desiderabile come una scia di lumaca.
A tal proposito mi sono chiesta spesso perchè alcuni, soprattutto blogstar e personaggi popolari con un sacco di followers /amici/ gente nelle cerchie, tendano a mettere “Mi Piace” o “+1” per primi sotto i propri post. Come è stato fatto notare, un comportamento equivalente a fare un comizio e poi applaudirsi da soli.
Forse la spiegazione sta nella Sindrome Da Primo Retweet. Consiste in questo: avete mai notato che si retwitta assai più facilmente un tweet già retwittato da altri – soprattutto da altri più famosi – piuttosto che rewittare per primi?
Per proprietà transitiva, mettendo un “Mi piace” sotto un proprio post, per primi, si spera di infondere coraggio in quelli che verranno dopo, che a catena si faranno trascinare. A chi soffre di questa paranoia deve sembrare molto malinconico un post senza uno straccio di interazione sotto. E malinconico forse è peggio di ridicolo.


3- Il Ladro di (Brutte) Idee.

A parole siamo tutti felicissimi del Copyleft, viva il sapere collettivo, le licenze Creative Commons, eccetera. Ma nei fatti molti di noi sono guardinghi e gelosi delle proprie idee e la grande paura è che ogni nostro supposto colpo di genio venga riciclato, senza darcene credito, da invidiosi senza scrupoli. (Come mai siamo diventati così preoccupati dell’invidia altrui, se facciamo di tutto per suscitarla?)
Peccato che spesso l’ansia di provare la paternità offuschi la vergogna per aver prodotto un’idea talmente mediocre che, invece di svergognare pubblicamente il presunto ladro, faremmo meglio a tacere e a disconoscerla.
Il fenomeno ha raggiunto punte di isteria collettiva quando un famoso comico ha fatto man bassa di battutacce su Twitter. Ad ogni modo, se vi capitasse di venire accusati, vi consiglierei di prendervi comunque la colpa.
Ho la sensazione che non si possa tener testa a un paranoico, e che qualsiasi altra cosa diciate/facciate non farebbe che peggiorare le cose.

4- La Paura del Nuovo che Avanza e il Nonnismo della Twitstar (© @istintomaximo).

Paranoia tipica degli early adopters, convinti che ogni nuova iscrizione al loro social preferito sia la catastrofe definitiva che ne distruggerà per sempre la qualità e la peculiarità di “isola felice”. La convinzione di fondo è “meno siamo, più ci divertiamo”. (Io non mi sto divertendo molto su Google + per adesso, a dire il vero, ma già prevedo le lamentele quando gli iscritti aumenteranno).
Il Nonnismo delle Twitstar invece, brillante definizione che prelevo da un tweet di @istintomaximo, consiste nella paura di fare #FF a qualcuno che non faccia parte di quel gruppetto di 20-25 Famosi-Ma-Non-Troppo. Paura che arrivi qualcuno di nuovo e fresco a portare via followers; esattamente come un’azienda teme nuovi concorrenti che portino via una fetta del mercato. Per evitarlo le Twitstar si fanno #FF sempre tra di loro, cercando di rimbalzarsi i followers come pallette di gomma rincoglionite.
E pensare che gente che è da molto tempo su Twitter dovrebbe averne capito logiche e potenzialità, ma soprattutto l’inarrestabilità di certi processi.

5- Applicazioni che Postano al Posto Mio e Mi Sputtanano.

Qualche tempo fa, un ex-collega cliccò sul tasto “Tweet” mentre stava su Youporn e tutti ebbero il piacere di condividere il suo apprezzamento per due Milf bionde molto affettuose. La cosa peggiore è che se ne accorse un paio di giorni più tardi, quando era troppo tardi per rimediare cancellando il tweet. Disperato, da allora vive nell’ansia di essere connesso a qualsivoglia social e da ultimo si è anche cancellato da FB.
Credo sia un caso isolato e che sia stato davvero uno (strano) incidente. Ma sono in grado di capire la sua ansia.
Le applicazioni che per funzionare ti chiedono il permesso di “postare al posto tuo”, ad esempio, mi scatenano qualcosa di simile. Ho rimosso Fanpage perchè spiattellava a tutti, su FB, gli articoli che avevo letto. Sicuramente esiste un modo per impostare l’applicazione in modo che non si prenda certe libertà. Un modo che non ho assolutamente tempo, o voglia, di scoprire.
Preferisco continuare a vivere con la sottile paranoia che qualche applicazione mai rimossa stia pubblicando cose segrete di me a mia insaputa. Almeno ho qualcosa di cui lamentarmi e, dopo tutto, noi siamo le paranoie che ci scegliamo.

Conversazione immaginaria tra Twitter e il suo amico Facebook

Twitter e Facebook passeggiano, da buoni amici.

– Caro Facebook, hai sentito cosa è successo 30 secondi fa in Parlamento?
– No, non ancora, Twitter. Cosa è successo?
– Vabbè, non ti anticipo nulla. Tra qualche oretta lo saprai anche tu. Naturalmente s’è avverato esattamente quello che avevo previsto. E che faceva tendenza da ieri.
– Cavoli, sei sempre sul pezzo. Incredibile. Ti ho sempre ammirato per la tua velocità.
– #Già.
– Comunque, hai visto cosa sta spopolando? Quel filmato dell’attore americano che fa una gaffe tremenda al SuperBowl e…
Sta spopolando? Vuoi dire spopolava. Quattro giorni fa.
– Bè… non so. Da me è trendy adesso.
– Già. E’ questo il tuo problema: segui le #tendenze. Io, invece, le creo.
– Bè, io non sono bravo a creare. Al massimo, a condividere. Oh, guarda! Un gatto!!!
– E allora?
– Non ho mai visto un gatto più bello, buffo, simpatico, tenero di questo!!! Devo assolutamente fargli una foto! Seguiamolo!
– Seguire un gatto? Ma non ha niente di interessante da dire. E poi non lo sta seguendo nessuno.
– Ecco! L’ho fatta! Che carina!!! Voglio condividerla subito con i miei amici.
Solo coi tuoi amici? Ma come sei egoista, non vorrai privare tutti del piacere immenso di vederla? Eh eh.
– No, hai ragione. Aspetta, rendo l’album pubblico.
– Album? Non mi dire che per pubblicare una foto devi creare un album.
– Veramente no…volevo inserirla in un album esistente…
– Santo cielo, che #lentezza. Che burocrazia. Tutto questo incasellamento. Ma non puoi postare e basta?
– Bè, sì, ma pubblicare così, senza contesto…
– Aggiornati. Siamo nell’era delle informazioni decontestualizzate. Prendi me. Tutti parlano fuori da qualsiasi contesto, o almeno, questa è l’impressione prevalente.
– Ma non è un po’… incasinato?
– No, tesoro, si chiama snellezza. #Velocità. Tempo reale. Le informazioni devono prima di tutto girare. Poi le si verifica, ma prima devon fare il giro del mondo.
– Forse hai ragione. Non so, io sono un po’ vecchio stile. Foto con foto, filmati con filmati, le cose si devono trovare facilmente e…
– Ho mangiato un pezzo enorme di cioccolato. #addiodieta.
– Prego?!
– Scusa, parlavo da solo. Mi capita spesso. Ma dimmi di te. Come stai?
– Sto bene!!! Grazie!!! Magnificamente! Adesso sembra che verrò quotato in Borsa. Eh, ne ho fatta di strada da quando sono stato lanciato! Sono il social più usato nel pianeta, il social di riferimento, il social più mainstream, e me ne vanto, non mi interessa essere di nicchia, mi piace che mi usino tutti, amo portare il sorriso alla gente ed essere al centro delle conversazioni di tutti e…
– Basta! Basta!!!
– Che succede?
– Santo cielo, non potresti fare frasi più corte? Dopo 140 caratteri – 160 al massimo- mi vanno un po’ insieme i neuroni.
– Ah, scusami…sono sempre stato un po’ prolisso…
– Un tantinello, eh! Vabbè. Comunque chi si loda si imbroda. Non sei per niente autoironico.
– Senti chi parla! E tu, invece?
– Io sono molto autoironico.
– Lo credi davvero?
– Certo, io sono un campione di #autoironia. Del resto posso permettermi di scherzare su me stesso: sono il migliore.
– Uhm, non sarò una cima, ma credo ci sia qualcosa che non va in questa affermazione.
– Non preoccuparti, lo so che sei un po’ lento. In compenso hai un’ottima memoria: questo lo devo ammettere. Dimmi un po’, chi compie gli anni questa settimana?
– Francesca, Sandro e 4 altre persone.
– Hai intenzione di fare qualcosa?
– Certo, scriverò un messaggio originale in bacheca. Qualcosa tipo “Auguri!”. All’amicizia ci tengo. Tu?
– Nah, io non farò niente. Il #compleanno è un concetto superato.
– A proposito, hai visto le foto della laurea di Giulia?
– No e non m’interessa. Ho cose più importanti da fare. E poi saranno foto da dilettanti, banali, senza nemmeno qualche filtro “bordi anneriti” che le renda #vintage e artistiche.
– Ma se Giulia è una fotografa! Le foto sono bellissime!
– Dai troppa importanza all’#immagine. Tu sei proprio uno di quelli che compra le riviste per guardare le figure.
– Bè, sì, guardo anche le figure. Tu no?
– Tesoro, io non so neanche cosa sia una #rivista. Che artefatto vecchio, statico, superato. Io le riviste non le compro. Al massimo, per le riviste ci lavoro.

E Liberaci Dai Tabù: Anybeat

C’è un nuovo social network. (Sì, un altro). Si chiama Anybeat.
Ci si iscrive con uno pseudonimo – o almeno si è incoraggiati a farlo.
In questo modo, secondo il suo creatore Dmitry Shapiro, le persone saranno stimolate a parlare di argomenti tabù, che su Facebook o Google + non osano affrontare (frenati dall’esposizione della loro vera identità). E a spingersi un po’ oltre, protette dall’anonimato.
Come dire: lancia il sasso, ma nascondi la mano? No, c’è un sistema di feedback tipo Ebay, per avere quel minimo di credibilità (ed evitare il degenero).
Mi sono subito iscritta:
Schermata home
Ora non mi resta che aspettare che si iscrivano in tanti. Conoscenti non ne invito, ovvio, chè qua voglio folleggiare senza remore. Ha ragione Shapiro, ogni essere umano ha diversi bisogni: comunicare con persone conosciute, comunicare con persone sconosciute… servono diversi canali, diverse iscrizioni. Ma perchè limitarsi? Io suggerisco anche che la stessa persona possa iscriversi con più pseudonimi, uno per ogni lato della sua personalità. Una selva di Es e Superego.
Sono eccitata all’idea che presto avrò stimolanti conversazioni come nella vita vera o su Facebook non mi capiterebbe mai – a meno che, secondo logica, non partecipassi a un ballo in maschera. Mi sento un po’ come in una chatroom nel 1999. Così libera e audace.
Pensare che avevo aperto questo blog con uno pseudonimo non per scrivere coraggiose denunce o affrontare temi scomodi, ma perchè, infantilmente, mi sembrava più simpatico.