Diventare popolari su Twitter con il nick giusto. Il Triste Mietitore

Qualche giorno fa ho pubblicato su Ninja Marketing un’intervista alle simpaticissime divinità di Twitter, Dio e il Diavolo.
Siccome siete pigri e non andrete mai a leggerla, vi riassumo il concetto:

“Facile avere zigliaia di followers quando si sceglie un nick così altisonante!”

In realtà dalle loro risposte emerge che i due Signori di cui sopra sono in buona fede (e per il Diavolo è un successo, direi).
Ma sarà così per tutti quelli che si scelgono un nick impegnativo? Che so, la Morte o i Santi?

Devo indagare.
Dio e il Diavolo, all’unisono, mi consigliano un amico, il loro head hunter di fiducia: il Triste Mietitore.
Ecco la sua intervista.

• Scegliere uno pseudonimo come il tuo è un gioco, una provocazione o una scelta calcolata a tavolino?
Il mio nickname è nato per gioco. Sono stato male lo scorso Natale e non ho potuto festeggiare con parenti ed amici: ho avuto un cagotto tremendo e fulminante.
Posso dire cagotto? No, perché a molte persone disturba leggere parole volgari come cagotto. Io non trovo niente di male nello scrivere o leggere cagotto. O cag8. Ma stavo dicendo: mi era venuto un attacco forte di dissenteria (cagotto) e dovevo passare il tempo in qualche modo. La mia condizione, in quel momento di profonda spossatezza e depressione, mi hanno spinto a scegliere come nome TristeMietitore su Twitter e giocare con un po’ di battute.

• Ti aspettavi il successo che hai avuto, in termini di followers e popolarità?
Onestamente? No. Mi sono dovuto ricredere al primo Follow Friday, che mi ha visto tra i primi 20 twitters italiani. Io ho solo scritto – e scrivo tuttora – battute macabre che reputo divertenti. Se vi fanno sorridere, siete delle brutte persone. Come me.

• Scegliere uno pseudonimo come il tuo vuol dire anche entrare in un personaggio ben preciso, e twittare come se tu fossi lui. Soffri mica di schizofrenia?
Se mettersi le dita nel naso ai semafori vuol dire essere schizofrenico, allora lo sono.
Non è difficile immedesimarsi con un personaggio che vorrebbe tanta gente sottoterra e che pensa che i migliori se ne siano già andati. Siamo in Italia, dopotutto.

• Come si gestisce un profilo Twitter di fantasia?
Cerchi cioè sempre di twittare a tema o ti concedi delle “uscite”? Hai anche altri profili Twitter personali?

La mia vita di Twitter è come quella di qualunque altro utente: scrivo i miei pensieri ed interagisco con chi mi segue.
I miei post non sono sempre strettamente legati all’argomento morte, molti sono commenti sulla cronaca e politica vista dalla prospettiva della Morte. Che sarebbe circa 6 piedi sotto quella della gente comune.
Ho altri profili Twitter, tra cui uno personale ed uno per un blog di informazione Apple al quale sarebbe scorretto fare pubblicità.

• Sei entrato nella parte senza problemi?
Sono sempre stato cinico ed acido di natura. E prodigo di battute sferzanti ad amici e colleghi.
Sul lavoro con molti colleghi, augurarci le fini più atroci ad ogni sbaglio (per scherzo e sdrammatizzare, si capisce) è sempre stato all’ordine del giorno: è stato davvero un gioco da ragazzi diventare la Morte su Twitter.

• Hai ricevuto o ricevi critiche per la tua scelta?
Con un account come il mio è normale riceverne. Il buongusto mi impedisce di fare battute sulle vicende di cronaca più dolorose, ma capita (anche se non troppo spesso) che qualcuno mi accusi di mancare di tatto.
Mi ricordo, ad esempio, la critica di un utente quando ho postato una foto di un portone di chiesa pieno di teschi pochi minuti dopo la morte in campo di Morosini. Ovviamente il tweet ed il fatto erano totalmente slegati, ma l’utente mi suggeriva il silenzio in quella giornata così luttuosa.
Come dicevo prima, la mia etica (si, anche la Morte ne ha una) mi impedisce di scherzare sul dolore altrui. Però se dovessi chiudere a lutto ogni volta che avviene un evento funesto come quello, farei bene a cancellare il mio account.

• Hai rivelato o hai intenzione di rivelare la tua identità?
La mia identità la scoprono tutti prima o poi. Quando vengo a prenderli.

(Prossimamente: intervista ai Santi Pietro e Paolo)

Dimmi come ti chiami su Twitter e ti dirò chi sei.

Come vi chiamate su Twitter?
Quando vi siete iscritti, avete inserito il vostro vero nome e cognome, come Twitter, educatamente, vi suggeriva?
Io no.

Usare o meno nome e cognome, sul web, è una diatriba infinita.
Anche la scelta del perfetto nickname è un argomento difficile. Oceani di parole sono stati già versati al riguardo.
La teoria più gettonata sembra essere questa: “In Rete bisogna metterci il Nome e la Faccia” – e avere, inoltre, un nickname uguale su tutti i social.

Io mi limito a Twitter, e una considerazione di partenza è questa: scegliere il @nickname spesso vuol dire mettere un primo filtro tra noi e le persone che potremmo incontrare.
Il @nickname puo’ essere cioè un velo sulla nostra reale identità. Un velo più o meno trasparente, più o meno serio.
I gradi principali di filtraggio- tra i quali ci sono le mille possibili sfumature – sono quattro:

1- NomeCognome reale, @Nick reale.
Asdrubale Jannacci @a_jannacci.
Filtro: nessuno.
Nessuna volontà di nascondersi. Qualcuno dirà: nessuna fantasia. Ma non è che nella vita bisogna esser fantasiosi per forza. Figuriamoci sui social.
Forse è la scelta più logica se si è già qualcuno. Ci si reputa, cioè, abbastanza interessanti/famosi da interessare agli altri così come si è.
Infatti, è la scelta obbligata per i VIP che su Twitter più che socializzare vogliono mettersi in mostra; e resta la scelta ideale per giornalisti, professionisti stimati in ogni campo, scrittori, insomma gente più seria di me.

2- NomeCognome reale (o quasi), @Nick soprannome.
Chiara V. @Chiaruccia55
Filtro: basso.
E’ una scelta intimista: ci faremo chiamare su Twitter come ci chiamano i nostri amici. Vediamo quindi Twitter come un’arena di potenziali nuovi amici.

3- NomeCognome di fantasia, @Nick di fantasia.
La Sirenetta Arenata @LisaMarieZombie
Il @nick puo’ essere legato a qualche nostra presunta qualità o difetto reale: @Insopportabile, @Sconnessa, @SonoCretina, o anche no: @CricetoMutante, @VentoTagliente, ecc.
Filtro: medio. Preferiamo mettere l’accento su una nostra caratteristica. Diamo più importanza alla personalità che all’identità. Poi l’identità magari è anche svelata, nella bio. Ma viene dopo.
Il @nick scelto, dunque, è una dichiarazione programmatica di intenti. Oppure una solenne minchiata.

4- NomeCognome fasullo, @Nick legato a un alter ego fasullo.
Dio @lddio
Questo è un gradino successivo, il più alto. Qui Twitter dà il meglio di sè, consentendo la creazione di alter ego spesso chiaramente finti. Appartengono a questa categoria i fake (i profili falsi di personaggi famosi), nonchè i vari filoni di personaggi immaginari, i gotici (maghi, streghe, vampiri), storici (poeti e artisti/da tempo estinti), mistici (@Iddio, @Diavolo, @TristeMietitore), eccetera.
Chi fa questa scelta entra in una parte e twitta a tema, interpreta quel personaggio.
Personalmente seguo diversi personaggi di fantasia e mi divertono.
Filtro: alto, totale, protezione 50. L’identità vera rimane spesso celata (non sempre: @lultimovampiro, ad esempio, interpreta in modo gradevole e non ossessivo il suo personaggio, ma la sua identità è ben nota).

Vi vengono in mente altre categorie?

Tornerò sull’argomento, dopo che avrò studiato un po’. Fermo restando che, per capire come una persona vede e vive Twitter, bisogna seguirla. E spesso neanche questo basta.