5 consigli per scegliere chi seguire su Twitter

1. Non seguire parenti e amici. Per quello c’è Facebook.

2. Non seguire 25 persone. Avrai la timeline che va alla velocità di un bradipo assonnato. Soprattutto non seguire 25 vip. Per assistere ai loro battibecchi/leccate di culo c’è la televisione.

3. Non seguire 25.000 persone. Ci metterai troppo tempo a capire chi è realmente interessante e chi fa solo volume.

4. Segui persone a caso. Segui chi ha una bella foto. Segui chi ha una brutta bio. Segui chi ti sta antipatico a pelle. Segui d’istinto. Twitter riserva sempre piacevoli sorprese.

5. Non seguire chi ti ha seguito (followback). E’ una logica perversa. A questa stregua dovresti non seguire chi non ti segue. E infatti molti lo fanno: ti seguono per prova e, appena vedono che non li caghi, ti defalcano. Voglio ostinarmi a credere che, almeno su Twitter, possiamo fare a meno di queste logiche.

Soprattutto, non seguire questi consigli e fa’ ciò che vuoi.

Celebrities e Social Media: intervista a Margareth Madè

L’argomento dei VIP su Twitter solleva sempre polveroni.
Quello che molti sembrano proprio non digerire è che qualcuno, già famoso nella vita offline, si ritrovi un oceano di followers appena fa la sua comparsa su Twitter, mentre loro, che sono espertoni del mezzo, è da anni che lottano per conquistarsene uno alla volta. Come se il successo su Twitter fosse correlato alla capacità di utilizzo dello stesso (e chissà mai che capacità ci vorranno, tra l’altro). E tralasciamo le polemiche sui famosi che si comprano followers da società specializzate, eccetera.
Per fare un po’ di chiarezza ho deciso di inaugurare una rubrica a cadenza totalmente casuale, che indaghera’ il rapporto coi social di alcune celebrities. Questa sera, all’evento Fuorisalone Sicis, ho intervistato l’attrice Margareth Madè, una donna di una bellezza talmente sfolgorante da ridimensionare all’istante qualsiasi autostima, soprattutto la mia.

• Com’è il tuo rapporto con il web?
Sono sempre connessa, ormai è inevitabile. Ho un iPhone, lo utilizzo più per mandare email che per telefonare, e un iPad. L’iPad è utilissimo, lo uso spesso in viaggio, per leggere le sceneggiature.

• Cosa pensi dei social network? Ho visto che hai una pagina Facebook…
Esatto, ho una pagina ufficiale che viene gestita soprattutto da un amministratore. Ogni tanto vado a dare un’occhiata, ma poi lo lascio fare. Preferisco così. Facebook è un’invenzione geniale, mi piace perchè ti permette di rimanere in contatto con tutto il mondo, anzi: di avere il mondo a casa. Ma d’altra parte è importante il contatto vero, fisico, stringersi la mano. Conosco tante persone che passano troppo tempo su Facebook: lì sono pieni di amici, ma non li vedono mai.

• Tu invece non ci vai spesso?
Non ne faccio un uso quotidiano, direi più settimanale o mensile.

• Di Twitter invece che pensi? E’ molto trendy, oggi, tra voi celebrities.
Non ho un account Twitter, ma l’idea mi piace molto. Perchè rivaluta la parola scritta, il mandare dei messaggi. E’ bella la parola scritta. Occasionalmente ricevo dai fan della posta cartacea e mi piace aprire la busta, rispondere, spedire…Twitter, per una celebrity, è lo stesso: è bello che ci sia uno strumento per creare un contatto con persone che apprezzano quello che fai e che ti stimano.

• Quindi ti vedremo presto su Twitter?
Sto pensando di aprire un account, ma mi farei aiutare da un amministratore. Non per negligenza, ma per carattere: non fa per me stare attaccata a un social e invece mi piacerebbe starci dietro al 100%, avere un dialogo quotidiano.

I famosi su Twitter? No, grazie.

Vi racconto una storia.
Ieri sera, in uno dei frequenti vuoti pneumatici mentali di cui si compone la mia esistenza, ho deciso di scoprire chi fosse Taylor Swift.
Di lei sapevo solo che era:
1- una cantante di un genere che a me non piace,
2- piena di riccioli biondi sospettosamente perfetti e
3- fidanzata da qualche mese, a rotazione, con tutti gli attori che piacciono a me, e quindi poco simpatica. (Tutto questo lo devo alla lettura delle riviste di gossip americane, che mi servono, naturalmente, per allenare il mio inglese).
Insomma vado su Youtube, ascolto qualcosa e resto discretamente impressionata. Bellissima e con una bella voce, canzoncine d’amore pastorale con tanto di stivaletti da cowboy, vestitini bianchi di pizzo: una ninfa del bosco. “Una cantante pop non volgare, non sguaiata! Ma che bello”, penso, estasiata.
Interessata, decido di sfruttare Twitter per approfondire e vado a leggere qualche suo tweet.
Un senso di delusione sottile si impossessava di me man mano che leggevo.
Twittava da sola da una camera d’albergo, la tapina, in tournèe in Australia. Grondava banalità a ogni tweet, altro che ninfa dei boschi.
Avrei dovuto saperlo: zero magia, zero poesia, e soprattutto, assolutamente niente di interessante. Ma proprio niente di niente. Il suo contributo alla mia felicità, palesemente, si esauriva nella sua bella voce. Per il resto, sarebbe anche potuta non esistere.
Vorrei non essere andata a curiosare e, intendiamoci, sto parlando di Taylor Swift: figuriamoci se dovessi seguire qualche mio mito come Rob Smith o Thom Yorke.
Perchè vi ho raccontato questa storia, oltre che per annoiarvi e farvi pensare “Ma questa ha delle prese di coscienza da bambina cinquenne”?
Perchè secondo me Twitter ha danneggiato qualcosa nel rapporto con le celebs. Dove per celebs escludo blogger famosi o twitstar o gente diventata famosa nel web.
Una volta, se eri famoso, eri irraggiungibile.
E nella tua irraggiungibilità stava gran parte del fascino dell’essere famoso.
Da quei pochi sprazzi che trasparivano potevi immaginarti vite meravigliose, dorate, perfette o anche maledette, sporche e dannate, in ogni caso più interessanti della tua.
Oggi i famosi sono su Twitter, e Twitter realizza un sogno democratico: ognuno ha un profilo uguale a chiunque altro; ognuno è separato da ogni altro solo da un tweet.
Perciò, oggi, se voglio dire una cosa a Demi Moore basta un tweet, nessun intermediario, nessuna complicata ricerca di indirizzi postali privati e non gestiti dall’ufficio stampa.
Il sogno della raggiungibilità, raggiunto.
Ma in questo, personalmente, non ci vedo nessun guadagno.
Io a seguire le celebrità su Twitter non ci riesco.
Se volete ficcanasare nella vita dei famosi, fate pure.
Ma io non voglio farlo, mica per loro, ma per me. State lontane da me, celebrities, che io sto lontana da voi.
Parafrasando Woody Allen e il suo “Non vorrei mai far parte di un club che mi accettasse come membro”, io, le celebs preferisco immaginarle il più possibile diverse da me.