5 Paranoie causate dai social media di cui avremmo fatto volentieri a meno

1 – Il Twitter Killer.

Molte paranoie generate da Twitter sono legate al rapporto distonico coi followers, o meglio: col numero di followers. Tra le più celebri, “Twitter mi toglie le persone che seguo” e, specularmente, “Twitter si mangia i miei followers a loro insaputa”. Ansie che ormai, grazie anche a mezze ammissioni dello stesso Twitter, sconfinano nella dietrologia.
La paranoia del Twitter Killer, però, è roba più raffinata. Chi ne è vittima infatti arriva a credere che esista qualcuno di talmente invidioso da defollowarci di proposito per impedirci di raggiungere la cifra tonda. Sei a un passo dai 1000? Dai 10.000? Dai 10? Se non riesci ad arrivarci è perchè un Twitter Killer ti sta tenendo d’occhio, pronto a spararti il suo defollow come un Clint Eastwood meno buono (lui almeno sparava per farti precipitare dalla forca). Si ignora se, in un momento successivo, il Twitter Killer ti rifollowi o se sia perduto per sempre.
Ora, io voglio sperare che certe paranoie restino confinate in una zona d’ombra della nostra mente dalla quale possano uscire solo coprendosi di ridicolo, e che non esista nessuno che creda seriamente all’esistenza del Twitter Killer; e soprattutto non ci voglio credere io. Perchè se esistesse, sarebbe veramente il più preoccupante degli esseri umani. Forse ancora più preoccupante di chi manda email da un pc e in coda alla mail scrive “Inviato da iPad”.


2 – La Sindrome da Primo Retweet (o Paranoia della Voce nel Deserto).

La paura di parlare da soli è l’incubo peggiore di molti utilizzatori di social media, che vivono in perenne ansia di smentita. Essi desiderano suscitare partecipazione, commenti, dibattito – lasciare insomma una traccia, che per gli altri utenti è spesso simpatica e desiderabile come una scia di lumaca.
A tal proposito mi sono chiesta spesso perchè alcuni, soprattutto blogstar e personaggi popolari con un sacco di followers /amici/ gente nelle cerchie, tendano a mettere “Mi Piace” o “+1” per primi sotto i propri post. Come è stato fatto notare, un comportamento equivalente a fare un comizio e poi applaudirsi da soli.
Forse la spiegazione sta nella Sindrome Da Primo Retweet. Consiste in questo: avete mai notato che si retwitta assai più facilmente un tweet già retwittato da altri – soprattutto da altri più famosi – piuttosto che rewittare per primi?
Per proprietà transitiva, mettendo un “Mi piace” sotto un proprio post, per primi, si spera di infondere coraggio in quelli che verranno dopo, che a catena si faranno trascinare. A chi soffre di questa paranoia deve sembrare molto malinconico un post senza uno straccio di interazione sotto. E malinconico forse è peggio di ridicolo.


3- Il Ladro di (Brutte) Idee.

A parole siamo tutti felicissimi del Copyleft, viva il sapere collettivo, le licenze Creative Commons, eccetera. Ma nei fatti molti di noi sono guardinghi e gelosi delle proprie idee e la grande paura è che ogni nostro supposto colpo di genio venga riciclato, senza darcene credito, da invidiosi senza scrupoli. (Come mai siamo diventati così preoccupati dell’invidia altrui, se facciamo di tutto per suscitarla?)
Peccato che spesso l’ansia di provare la paternità offuschi la vergogna per aver prodotto un’idea talmente mediocre che, invece di svergognare pubblicamente il presunto ladro, faremmo meglio a tacere e a disconoscerla.
Il fenomeno ha raggiunto punte di isteria collettiva quando un famoso comico ha fatto man bassa di battutacce su Twitter. Ad ogni modo, se vi capitasse di venire accusati, vi consiglierei di prendervi comunque la colpa.
Ho la sensazione che non si possa tener testa a un paranoico, e che qualsiasi altra cosa diciate/facciate non farebbe che peggiorare le cose.

4- La Paura del Nuovo che Avanza e il Nonnismo della Twitstar (© @istintomaximo).

Paranoia tipica degli early adopters, convinti che ogni nuova iscrizione al loro social preferito sia la catastrofe definitiva che ne distruggerà per sempre la qualità e la peculiarità di “isola felice”. La convinzione di fondo è “meno siamo, più ci divertiamo”. (Io non mi sto divertendo molto su Google + per adesso, a dire il vero, ma già prevedo le lamentele quando gli iscritti aumenteranno).
Il Nonnismo delle Twitstar invece, brillante definizione che prelevo da un tweet di @istintomaximo, consiste nella paura di fare #FF a qualcuno che non faccia parte di quel gruppetto di 20-25 Famosi-Ma-Non-Troppo. Paura che arrivi qualcuno di nuovo e fresco a portare via followers; esattamente come un’azienda teme nuovi concorrenti che portino via una fetta del mercato. Per evitarlo le Twitstar si fanno #FF sempre tra di loro, cercando di rimbalzarsi i followers come pallette di gomma rincoglionite.
E pensare che gente che è da molto tempo su Twitter dovrebbe averne capito logiche e potenzialità, ma soprattutto l’inarrestabilità di certi processi.

5- Applicazioni che Postano al Posto Mio e Mi Sputtanano.

Qualche tempo fa, un ex-collega cliccò sul tasto “Tweet” mentre stava su Youporn e tutti ebbero il piacere di condividere il suo apprezzamento per due Milf bionde molto affettuose. La cosa peggiore è che se ne accorse un paio di giorni più tardi, quando era troppo tardi per rimediare cancellando il tweet. Disperato, da allora vive nell’ansia di essere connesso a qualsivoglia social e da ultimo si è anche cancellato da FB.
Credo sia un caso isolato e che sia stato davvero uno (strano) incidente. Ma sono in grado di capire la sua ansia.
Le applicazioni che per funzionare ti chiedono il permesso di “postare al posto tuo”, ad esempio, mi scatenano qualcosa di simile. Ho rimosso Fanpage perchè spiattellava a tutti, su FB, gli articoli che avevo letto. Sicuramente esiste un modo per impostare l’applicazione in modo che non si prenda certe libertà. Un modo che non ho assolutamente tempo, o voglia, di scoprire.
Preferisco continuare a vivere con la sottile paranoia che qualche applicazione mai rimossa stia pubblicando cose segrete di me a mia insaputa. Almeno ho qualcosa di cui lamentarmi e, dopo tutto, noi siamo le paranoie che ci scegliamo.

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8 thoughts on “5 Paranoie causate dai social media di cui avremmo fatto volentieri a meno

  1. Ma non sarà che si va oltre la paranoia? Demenza? Boh, in realtà mi fa molto ridere leggere ste cose, ridere e al contempo preoccupare, ma dici che è una caduta d’obbligo per chi fruisce di sti strumenti? Io credo di sì anche se raramente lo si ammetterebbe.

  2. Brava! Avevo in mente un blog del genere anch’io. Ma preferisco replicare il tuo così mi risparmio il lavoro.
    Aggiungo solo un aneddoto che mi ha toccata direttamente: qualche giorno fa ho visto un RT a favore di Frankiehinrgmc (che non seguo) con l’invito a partecipare a #Twitandshout la cui puntata 0 sarebbe andata in onda di lì a poco su Radio2, ideato da un certo alexbraga610 (che non seguo). Siccome sono appassionata di radio che ascolto da mattina a sera, ero curiosa di sentire come avrebbero interagito con twitter, dal momento che la menavano molto intensamente invitando chiuque a partecipare. Quindi, finito di lavorare sono corsa a casa e mi sono sintonizzata ansiosa di sentire il programma e contemporaneamente scrivevo su twitter per raccontare le mie impressioni. Quindi avevo davanti i commenti mentre sentivo che in radio stavano leggendo twit scelti in precedenza su argomenti molto gettonati, (es. #iltrota), guarda caso solo di Twitstar. Faccio presente che io non ho scritto per partecipare al programma ma solo per dire che cosa pensavo di un altro “twitter on air” visto che già esiste Twittamidinotte e mi semba molto carino. Essendo rimasta delusa dal risultato ho twittato il mio paere negativo direttamente all’ideatore e a chi ne faceva gran proselitismo. Mi è stato risposto che essendo il programma sperimentale quella era una registrazione e quindi non si poteva fare meglio, e questo lo posso anche capire. Ma quando ho sollevato una critica sull’invito caloroso e insistente a partecipare in diretta, mentre non lo era affato, ed ho sottolineato che l’idea era stata copiata,è partita l’incazzatura degli “inventori” che mi hanno liquidata scrivendo che sono piena di rabbia e frustrazioneperché non ho potuto partecipare. E poi sono andatiavanti tra loro a scambiarsi pacche sulle spalle per l’ottima riuscita dell’esperimento!
    Ho lasciato pardere perché spendere tempo con quelli è il classico spreco di energie che non porta da nessuna parte tanto se la rimbalzano sempre tra loro e non interagiscono con chi non approva ciò che fanno.
    Ciò che mi ha fatto sorridere, però, è che tre giorni dopo mi è giunto un loro twit con dentro il mio nome (giusto per tirarmi in mezzo) con una frase sarcastica che faceva intendere chiaramente l’autoesclusione” causata dal mio atteggiamento critico.
    Non ho raccolto la provocazione perché non avevo voglia di spendere twit e qualunque cosa avessi scritto gli facevo un favore. Comunque, come giustamente osservi tu in questo blog, lo star
    system arriva ovunque contagiando tutti, lo dimostra la frase scrittami da Francesco di Gesù che suona molto come “il potere logora chi non ce l’ha” di Andreottiana memoria che, detta da un rapper di sinistra, fa meditare assai… 😉

  3. Beh sconnessa ciò che dici in ultima analisi può anche essere visto come un furbo attacco d’invidia rivolto contro chi invece grande lo e’ e non si fa troppi problemi ad ostentarlo. E per favore qui non voglio citazioni o proverbi, o confuciate varie sul fatto che l’uomo grande non si da delle arie e bla bla bla tutto sommato non facendo altro che gasarsi attraverso una preterizione. Vedi? Tu queste le chiami paranoie? A me sembrano pensieri leciti. E occhio rega’ (masse’) che quando si parla di paranoici non si parla sempre di dementi, anzi spesso e’ probabile il contrario. Ma comunque leggevo quello che hai scritto e non mi trovi completamente in disaccordo, piu’ che altro mi ha fatto girare le valvole quella frase, mmm scusa per l’OT, comunque. Che frase del &€*#%.

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