Twitter is the new ansia da prestazione? (Antropologia degli anti-Twitteriani)

C’è questa convinzione – tra i tuitteri, tra i feisbucchiani, tra chiunque si interessi a questi temi profondi – che Twitter sia una “evoluzione” di Facebook. In senso darwiniano: un miglioramento adattativo della stessa specie – non una specie differente. Da questa convinzione, forse basata su datazioni al radiocarbonio attestanti la maggiore antichità di Facebook, originano una serie di prese di posizione.

Chiaramente, dire “Twitter è più evoluto” equivale a dire “chi lo usa è più evoluto”. Il recente successo dell’hashtag #tornatesufacebook, amichevolmente indirizzato a neoutenti inesperti, lo conferma. Che poi è come dire: “La tv è per chi la sa guardare, tornate alla radio!” o “La bicicletta è nostra, andate a piedi!” o anche “Il tavolo è per chi sa stare seduto, mangiate per terra!”. Ok, ho finito con questa analogia.

Dicevo, da questa convinzione originano una serie di prese di posizione. Chi non è iscritto, ad esempio, si spaventa. Immagina Twitter come un posto di gente sveglia e crudele, pronta a farlo a fettine al minimo errore. Chi invece s’è iscritto da poco e finora gli è andata bene, capita che si senta così lusingato da atteggiarsi a espertone. Gente che ha 32 followers ti insegna come avere successo su Twitter. E’ vero, il successo non dipende solo dal numero dei followers ma, a meno che quei 32 non siano i presidenti delle maggiori potenze mondiali e/o gli esponenti delle principali religioni, non sarei troppo sicuro dei miei metodi.

Passiamo quindi con piglio sicuro a elencare le categorie di gente che su Twitter non metterà mai becco per cinguettare alcunchè:

1- Quello che è avanti. Lui è già oltre Twitter: ne ha letto talmente tanto che sente di averlo capito (e usato). Sa che girano notizie che poi si rivelano bufale, sa che ci sono utenti non laureati in giornalismo con più seguaci dei giornalisti veri, sa che ci sono i VIP, eccetera. Insomma, Twitter è troppo mainstream. Del resto lui non è iscritto nemmeno a Facebook. E non risponde alle mail, perchè “è meglio il telefono”.

2- Quello che è indietro. Ha da poco capito come creare un gruppo su Facebook. (Di solito chiama Twitter “Twist”). Se si iscrive, è perchè gli han detto che i VIP rispondono e addirittura retwittano: non sa bene cosa significhi, ma farsi retwittare da Melissa Satta è il suo nuovo sogno erotico. Comunque dura poco, e rimane (n)uovo per sempre.

3- I sopraccitati che hanno paura. Spesso dicono che Twitter non fa per loro, che “gli basta Facebook”. Aspetta. Ma voi non siete quelli che si sono iscritti a Facebook per ultimi, e che ora non sapreste più farne a meno? Non vorrete privare la vostra vita dell’ennesima dipendenza?

4- Quelli che non possono iscriversi perchè c’hanno provato tre volte ma gli usciva sempre la balena e hanno detto “Resto su Face, che non crasha mai”. Loro, quando Facebook è andato down, sono rimasti per alcuni minuti senza l’uso della parola.

5- Quelli che “Non capisco cosa c’è di bello: non puoi mandare foto – non ci sono giochi – non puoi commentare” eccetera. Poi sono gli stessi che dicono: “Facebook, non ne posso più, non ci vado più, mi porta via troppo tempo con le sue stronzate inutili”.

6- Quelli che dicono di non essersi iscritti ma lo sono, e sono già talmente dentro alle logiche del sistema che si vergognano a dirlo, perchè hanno 3 followers.

(post originariamente pubblicato sul blog The ’80s Vampire)

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