Futuro senza futuro. Diario dal 2411

Diario.
Inizio pensiero. Modalità: seria. Elimina pensieri sarcastici.

31 dicembre 2411
Sono andata a trovare nonna. Aveva il mal di schiena: l’Organotrol l’aveva previsto fin da ieri. Il suo Materializzatore è rotto. E il robot che dovrebbe aggiustarlo è rotto anche quello, da mesi. Nonna è una tale fricchettona; si riduce sempre all’ultimo. Col mal di schiena già in corso non ha potuto materializzare le pillole prescritte dal medico.
L’ho trovata in preda a dolori lancinanti: sono stata costretta ad andare fino in farmacia.
Giuro che non metterò mai più piede in un posto del genere. Capisco perché le farmacie, e in generale tutti i negozi, hanno smesso di esistere. I commessi robot sono troppo impegnati a chattare tra loro per servirti in modo efficiente, e poi, non per essere razzista, ma simili posti ormai sono pieni di immigrati extraterrestri, gli unici che ancora non possono permettersi Materializzatori a casa loro.
Alla fine ho recuperato delle pillole con un principio attivo simile. Tornando, correvo talmente veloce – il pensiero che mia nonna o un qualsiasi essere umano provino ancora dolore fisico nel 2400 è semplicemente intollerabile – che il mio Organotrol ha iniziato a lampeggiare, avvertendomi che le ginocchia erano troppo sotto sforzo. Se avessi proseguito a quel ritmo, l’indomani mi avrebbero fatto male. Sono stata costretta a rallentare.
Nonna ha assorbito le pillole via vista, e istantaneamente si è sentita meglio. Il suo Organotrol s’era appena calmato, che il mio ha ricominciato a lampeggiare su “INTESTINO: 3”. Non avrei dovuto mangiare fritto misto a pranzo. Fortuna che in tre ore avrei avuto tutto il tempo di fermare la diarrea incombente.
Invece di essermi grata per averla liberata dal dolore, nonna non ha perso l’occasione per rompere le scatole: “Vedi, tu, che sei nostalgica e vorresti vivere nei primi anni del 2000? Pensa che allora gli Organotrol non esistevano”.
In effetti mi vengono i brividi a pensarci. Ma come diavolo faceva la gente ad affrontare le giornate, senza sapere quale malanno li avrebbe colpiti e in quanto tempo?
Del resto non era raro che morissero a 90, persino 80 anni per infarti improvvisi, ictus, eccetera.

1 gennaio 2412, da Urano.
Sono arrivata ieri sera sperando di rilassarmi un po’, dopo lo stress della farmacia e della nonna. La Terra è deserta: tutti presi dalla foga del viaggio di fine anno. Adesso sono trendy i pianetini di Andromeda: posti come Urano e la buona vecchia Luna sono ormai considerati troppo noiosi. Perfetti per me, dunque.
Sarà che io sono vecchia dentro, ma mi piace la tranquillità. Credo proprio di essere nata in un’epoca sbagliata. Sono troppo nostalgica. Forse la vita una volta era più…libera, più semplice. Ad esempio, mi chiedo come fosse quando la gente poteva spostarsi solo da un punto all’altro della Terra, e chiamava questo “viaggiare”.
Scommetto che si divertivano più di noi.

2 gennaio 2412, sera.
Uhm, forse Urano è troppo tranquillo. In effetti, una noia mortale. E’ finita che ieri sera, sull’onda della nostalgia, mi sono guardata un vecchissimo film del primo secolo del 2000.
Parlava di cose chiamate “social network”, delle specie di antenate delle nostre Reti di Pensiero. Solo che dovevi sederti davanti a un computer o accendere un cellulare per potervi accedere. Incredibile.
Mi ha colpito, nel film, la quantità di attori, anche giovani, che fumavano sigarette. Il fumo è una cosa che mi ha sempre affascinato. Un’altra delle contraddizioni dell’umanità di una volta: credevano di essere liberi di fumare, invece era come una schiavitù.
Pensavo comunque che il fumo a quel tempo fosse già scomparso o stesse per scomparire, invece sembrava ancora andare per la maggiore (il film era del 2011, credo).
Ne parlerò con nonna.

3 gennaio 2412, sera.
Oggi è successa una cosa pazzesca; una cosa che mi ha definitivamente convinta di esser nata nell’epoca sbagliata. Io sarei dovuta nascere tra il 1985 e il 1995.
Son tornata sulla Terra. Sono andata da nonna a trovarla: ora sta benissimo, era già in partenza per lo sci con la sua compagnia di vecchietti (come non manca mai di farmi notare, a 126 anni è la più giovane del gruppo). Volevo capirne un po’ di questa faccenda del fumo. Dopotutto avere una nonna storiografa è un bel vantaggio.
E’ stato proprio parlando del fumo che ho scoperto la cosa. Nonna dice di avere conservato un diario della nonna di sua nonna, vissuta all’incirca all’epoca del film. Nel diario, alla voce “31 dicembre”, ogni anno, c’era un elenco di “Propositi dell’Anno Nuovo”.
La gente, cioè, ogni fine anno faceva dei “propositi” – sorta di “promesse” fatte a sé stessi – che riguardavano obiettivi diversi, come, appunto, “smettere di fumare”, ma anche “migliorare la carriera”, o anche “essere più generosi”. Si può immaginare qualcosa di più pazzesco? Di più meraviglioso?
La gente, cioè, aveva dei desideri. Credeva di avere in mano il proprio destino; credeva veramente che formulando dei propositi, e impegnandosi, questi potessero tramutarsi in realtà.
Che magia in tutto questo, che poesia. Non è questa la vera libertà? Altro che i nostri Proiettori, che ci informano ogni giorno di quanto siamo felici e di cosa dobbiamo fare per continuare a esserlo, monitorando i nostri livelli di endorfine e di energia psichica.
Ci hanno tolto la facoltà di immaginare il nostro futuro, in cambio di una felicità perfetta nel presente. Ci hanno truffato. Felicità e salute eterne. Ma io ne ho abbastanza. Voglio essere triste, scontenta di me; voglio poter decidere di cambiare.
Perciò adesso lo formulo anch’io, un proposito di anno nuovo.
Voglio inventare una macchina del tempo. E voglio anche cominciare a fumare.

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4 thoughts on “Futuro senza futuro. Diario dal 2411

  1. Ho scelto di condividere questo fra i molti. Tanta grazia non può andare sprecata.
    Mi muovo ancora poco e male (per timidezza, per ignoranza). Correggimi, ma vedi di non spararmi, se puoi… 🙂

    • Cara Evelina, ti ringrazio. Tanto. Devi sapere comunque che io non sparo a caso. Nè per cattiveria. E mai a chi mi sta simpatico. Comunque le mie pallottole non fanno mai troppo male. E ho una pessima mira 🙂

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